La natura

A coloro che si avvicinavano all'abbazia di Pomposa, il paesaggio circostante doveva apparire come una distesa di terre basse, deserte, intervallate da distese di acque solo in apparenza stagnanti, ma in realtà frementi di vita. La fitta rete di canali e fiumi dal corso lento e tranquillo, furono infatti sempre pronti a diventare i protagonisti di eventi terribili che riconducevano all'acqua le terre faticosamente bonificate dai monaci benedettini. Il Delta del Po, oggi attraversato dalla strada Romea che unisce Ravenna e Venezia, era percorso dalla Popolia, l'antica via dei pellegrini che metteva in comunicazione Roma con l'Europa orientale.

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Lungo questa strada nel mezzo del delta del Po si trovava l'Insula Pomposia, delimitata dal mare e da due fiumi, il Po di Goro e il Po di Volano, che donavano al luogo un clima salubre e favorivano le comunicazioni con l'entroterra. Ancora oggi l'abbazia di pomposa sorge all'intero del delta del Po', ma successivamente alle numerose opere di bonifica, le zone paludose sono state sostituite da fertili terreini dove una ricca fauna ha trovato il proprio hábitat ideale.


Il prezioso sistema di zone umide del delta del Po è il più esteso d'Italia e uno tra i più importanti d'Europa. Il complesso territorio deltizio deve la sua conformazione attuale alle molteplici trasformazioni geomorfologiche dell'Eridano (così era anticamente chiamato il fiume Po dai Greci), ma anche all'incessante opera dell'uomo per strappare alle acque i terreni sfruttabili per l'agricoltura attraverso azioni di bonifica.


Il delta del fiume Po è un'area di inestimabile valore naturalistico, paesaggistico e storico: per questa ragione è stato inserito tra i Patrimoni dell'Umanità dell'UNESCO (l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura).


In equilibrio tra Veneto ed Emilia-Romagna il delta del Po lega i destini di queste due regioni, che si osservano e confrontano l'una di fronte all'altra adagiate sulle rispettive rive del Grande Fiume....

 

Bonifica
Il territorio del delta del Po non è sempre stato quello che oggi conosciamo e osserviamo sulle mappe: diversi fattori ne hanno modificato l'aspetto morfologico e geografico.


Vaste porzioni delle zone umide originariamente presenti sono state bonificate.
Le valli lagunari rimaste non sono state oggetto di bonifica poiché venivano utilizzate per l'attività di vallicoltura estensiva, ovvero l'allevamento del pesce in un ambiente naturale. Un elemento fondamentale per la conservazione di questi siti è quindi il proseguimento dell'attività di vallicoltura, e di conseguenza il coinvolgimento di tutti i soggetti che si dedicano a tale attività. Nella regione Veneto queste valli sono di proprietà privata; in Emilia-Romagna, invece, le "Valli di Comacchio" sono al 90% di proprietà pubblica e di queste circa l'80% è dedicato alla vallicoltura estensiva. Con questo progetto si avvia quindi un processo di condivisione e compartecipazione degli obiettivi di conservazione dei siti della Rete Natura 2000 tra proprietari privati ed Enti pubblici, in cui si riconosce il valore della vallicoltura estensiva come attività produttiva che ha contribuito alla conservazione di queste aree umide di eccezionale interesse per la biodiversità deltizia.

....Il delta del fiume Po racchiude il più complesso sistema nazionale di zone umide. Grazie alla grande varietà di ambienti (fiumi e canali, acquitrini dolci e salati, argini, dune, pinete, etc.), la flora e la fauna sono estremamente varie, tanto da includere circa un migliaio di piante diverse e quasi 400 specie di animali vertebrati differenti tra uccelli, mammiferi, rettili, anfibi e pesci.

 

Fauna
L'ambiente del Delta limita la vita degli animali terricoli, nonostante ciò possiamo osservare diversi mammiferi come ricci, talpe e toporagni, ma indibbuamente il mammifero più diffuso e rappresentativo di questo territorio è la famigerata nutria.
Il parco è invece un vero paradiso per gli uccelli, sia stanziali che migratori, e per pesci e molluschi.
Nel Parco sono presenti ben 297 specie di uccelli: di queste, 146 sono nidificanti, cioè costituiscono colonie stanziali che ogni anno costruiscono i propri nidi negli stessi luoghi, mentre 151 sono svernanti, vale a dire che trascorrono la stagione invernale nelle zone deltizie emiliano-romagnole e venete per poi trasferirsi più a nord in primavera e durante l'estate.
La presenza di uccelli è talmente rilevante da fare del delta del Po la più importante area ornitologica italiana ed una delle più conosciute d'Europa per gli amanti del Birdwatching, cioè l'osservazione dei volatili a distanza. Alcune delle specie di uccelli più diffusi sono:

- Sterna comune – Sterna hirundo .
- Fraticello – Sterna albifrons
- Sterna zampenere – Gelochelidon Nilotica
- Fratino – Charadrius alexandrinus
- Avocetta – Recurvirostra avosetta
- Fenicottero rosa (o maggiore)
- Martin pescatore - Alcedo attui
- Airone Bianco- Casmerodius albus
- Garzetta -Egretta garzetta
- Folaga- Fulica atra
- Cavaliere D'italia- Himantopus himantopus
- Falco di Palude- Circus aeruginosus

Per quanto riguarda gli abitanti di Canali, fiumi e paludi d'acqua dolce, il più rappresentativo è senz'altro l'anguilla.

 

Sterna comune – Sterna hirundo
Sterna-hirundoSterna di dimensioni medio piccole, in volo appare di dimensioni maggiori grazie all'elevata apertura alare e alla lunga coda. Ha il corpo bianco con sfumature color grigio perla, il collo e la parte superiore della testa sono neri, mentre le zampe e il becco sono color rosso corallo. In tutta Europa si contano oltre 200.000 coppie di Sterne comuni. Nelle zone umide costiere la specie predilige come sito di nidificazione le isolette di minuscole dimensioni (2-3 m. di diametro) coperte da scarsa vegetazione: i loro luoghi prediletti per fare il nido sono i dossi che i cacciatori usano come base delle botti da appostamento, tipiche delle Valli di Comacchio. In questo microambiente riescono a nidificare abitualmente anche 20-30 coppie con un'elevata densità all'interno della colonia.

 

 

 

 

 

Fraticello – Sterna albifrons
Sterna-albifronsTra le Sterne europee il Fraticello è in assoluto la più piccola. Si riconosce, quindi, dalle ridotte dimensioni, ma anche dal becco giallo paglierino e dall'inconfondibile volo che le permette di rimanere ferma in aria grazie a veloci battiti di ali. La specie sverna prevalentemente in Africa equatoriale occidentale. In Italia, durante l'estate, sono presenti circa 5.500 coppie di Fraticello, la maggiore comunità europea: per questa ragione il nostro Paese ha il dovere di prestare particolare attenzione a questa specie, che risulta particolarmente minacciata nel resto del continente. I pericoli maggiori per il Fraticello sono costituiti dal disturbo dell'uomo (bagnanti, turisti) nei siti riproduttivi, dalla sommersione dei nidi in seguito a piogge o a piene dei fiumi e dalla scarsità di siti adatti alla nidificazione nelle zone umide. Preoccupante è anche la predazione dei pulli (i piccoli volatili) e delle uova, soprattutto da parte del Gabbiano reale.

 

 

 

 

Sterna zampenere – Gelochelidon Nilotica
Gelochelidon-NiloticaÈ una sterna di grandi dimensioni riconoscibile per il massiccio becco nero e per la calotta nera che copre tutta la testa, dagli occhi fino alla nuca. Il corpo, invece, è tutto bianco con sfumature color grigio perla. Si distingue dalle altre sterne per la silhouette più snella e i movimenti più eleganti. In Italia le nidificazioni sono rare: ad oggi ci sono pochissime colonie in habitat nei pressi del mare, nelle Saline di Cagliari, in quelle di Margherita di Savoia e, la più numerosa, nelle Valli di Comacchio. La Sterna zampenere nidifica in primavera, e il maggior pericolo in cui incorrono le uova e i piccoli è costituito dal Gabbiano reale, il principale predatore di questa specie.

 

 

 

 

 

Fratino – Charadrius alexandrinus
Charadrius-alexandrinusIl Fratino è un uccello cosmopolita, dato che vive in tutto il mondo, dall'Europa all'Asia, dall'Africa all'India. Il suo corpo raccolto e le lunghe zampe esili ne fanno uno tra i più piccoli limicoli nidificanti in Italia. Vive e nidifica sulle nostre spiagge lungo l'intero litorale italiano, isole comprese. Il colore degli adulti, bianco sul petto e grigio sul dorso, permette a questo volatile di mimetizzarsi nella sabbia, tra le dune e la battigia. Si nutre prevalentemente di insetti che l'uccello scova a terra scavando piccole buche nella rena. Se d'inverno vive tendenzialmente in gruppo, in primavera, durante il periodo della nidificazione diviene più solitario: i maschi della specie, in particolare, si fanno più aggressivi per riuscire a difendere al meglio il nido da intrusi e predatori. I nidi di Fratino, che vengono costruiti sulla sabbia in luoghi poco distanti dall'acqua, sono indice dello stato di salute dell'intero ecosistema costiero: la loro presenza significa che ci troviamo su una spiaggia tranquilla, correttamente tutelata e conservata. I maggiori pericoli a cui è soggetta la popolazione nidificante di Fratino sono costituiti dagli innalzamenti improvvisi del livello dell'acqua, che comportano la distruzione dei nidi, e dalla presenza massiccia di bagnanti e turisti lungo i litorali e nelle zone umide costiere, che costituiscono un grave elemento di disturbo per il volatile e i suoi piccoli.

Avocetta – Recurvirostra avosetta
Recurvirostra-avosettaVolatile elegante dal piumaggio bianco candido con striature nere, becco color della pece rivolto all'insù (da cui deriva il proprio nome latino "recurvirostra", cioè "dal becco ricurvo"), lunghe zampe color verde-bluastro con la base palmata, ideali per nuotare velocemente in caso di pericolo, meno pratiche per camminare a terra. L'Avocetta, che è un uccello migratore, si può avvistare sui cieli italiani con l'arrivo della primavera, di ritorno dai territori dove passa l'inverno: il volatile errante può svernare sulle coste del Mediterraneo, del Mar Caspio, in Arabia, India, Africa sub sahariana, ma anche saltuariamente nel Mare del Nord, quando gli inverni sono più miti. Abita nelle paludi, anche salmastre, nelle saline e nelle lagune, dove costruisce il proprio nido scavando piccole buche e foderandole con foglie. Al suo interno depone circa 4 uova che vengono covate da entrambi i genitori per almeno 24 giorni. Curiosa e affascinante è la "danza" delle Avocette: una pratica che vede gruppi anche numerosi di questa specie disporsi in cerchio, muovendo le zampe e cantando in modo prolungato e insistente. Si tratta probabilmente di una forma di comunicazione amorosa tra coppie che precede la riproduzione.

Martin pescatore - Alcedo attui
Alcedo-attuiDue i caratteri distintivi che rendono questo uccello inconfondibile. Anzitutto il piumaggio, brillante, sfumato di turchese e verde smeraldo sul dorso, mentre il petto appare di un vivo arancione. Quindi le sue abitudini alimentari: non è raro osservarlo immobile per ore, appollaiato in prossimità dell'acqua, nella quale è solito tuffarsi non appena individuata una potenziale preda. Come è facile immaginare, la specie ha sofferto parecchio per la progressiva cementificazione di fiumi e torrenti. Altro fattore critico è l'inquinamento, che ha sia impoverito che alterato chimicamente la sua dieta, costituita quasi unicamente da pesce. Dal peso di appena 40 grammi, il Martin pescatore può ingoi

are prede relativamente grandi per la propria stazza, anche di pari o superiore dimensione, per poi "finirle" becchettandole insistentemente su una pietra posta nelle vicinanze dell'acqua.

 

 

 

 

Fenicottero rosa (o maggiore)
fenicottero-rosaIl termine fenicottero, dal greco "ala di porpora", sta appunto ad indicare la caratteristica colorazione di questi uccelli (che varia tra il rosa, il rosso acceso ed il nero), che assumono in età adulta poichè si nutrono in prevalenza di un piccolo crostaceo che contiene un forte pigmento porpora che essi assimilano con la nutrizione. Grande uccello diffuso in Africa, Asia e nell'Europa meridionale, il fenicottero si riconosce per il piumaggio rosato, le lunghe zampe, il collo longilineo e il becco ricurvo, durante il volo tengono tesi i lunghi colli in avanti e le zampe all'indietro assomigliando a delle lance volanti, formando delle caratteristiche "V" nel cielo.. Può raggiungere un'altezza di 140 cm e un'apertura alare di 240 cm, arrivando a pesare circa 3,5 kg negli esemplari femmina e fino a 5,6 kg nei maschi. Dimora nelle lagune basse e negli stagni costieri di acqua salata. Si nutre di piccoli animaletti acquatici, alghe, larve di moscerini e vermi. Costruisce il proprio nido in monticelli di fango con una cavità poco profonda: la femmina depone un uovo nel nido di fango e la cova viene fatta da entrambi i genitori. In Italia nidifica in Sardegna e nel delta del Po, in particolare nelle saline di Comacchio: la prima colonia si è insediata stabilmente nelle Valli di Comacchio nel 2000.

 

Airone Bianco- Casmerodius albus
Casmerodius-albusMaestoso ed elegante nel volo, dal candido piumaggio che in periodo riproduttivo si arricchisce di nuove penne sul dorso e sul petto. È l'Airone bianco maggiore, il più grande della sua famiglia a nidificare nel vecchio continente. Dalle dimensioni comprese tra 85 cm e poco più di 1 m, l'apertura alare di questa specie può anche raggiungere i 170 cm, per quasi 1.700 grammi di peso.
In Italia, la sua presenza è localizzata nel Delta del Po, con una consistenza in continuo aumento e un areale in progressiva espansione. In realtà, le terre del Delta vedono la presenza di questo uccello solo da tempi relativamente recenti. Il primo nido è stato infatti individuato nel 1990, e risale agli ultimi 10 anni del secolo scorso la progressiva stabilizzazione della specie che ha raggiunto alcune decine di coppie, considerando la popolazione europea complessiva che non supera, neanche secondo le stime più favorevoli, le 4mila coppie.
Come altri aironi, anche questa specie predilige le zone umide, con una spiccata preferenza per gli acquitrini più estesi, dove l'Airone bianco maggiore costruisce il nido al riparo dei fitti canneti, per lo più inaccessibili. I nidi sono di solito posti a diretto contatto con l'acqua, o comunque entro i 4-5 metri d'altezza. Pur essendo la sua popolazione ancora ristretta e localizzata, l'Airone bianco maggiore non rinuncia alle proprie abitudini sociali, con i nidi piuttosto fitti e la densità che all'interno delle colonie raggiunge valori anche piuttosto elevati.
In grado di compiere erratismi anche di 15 km per procacciarsi il cibo, la specie presenta una dieta piuttosto varia, che va dai pesci agli anfibi, dai rettili ai piccoli mammiferi, senza dimenticare gli uccelli di dimensioni più modeste. Di più lunga data è la presenza di questo uccello, come nidificante, in vaste aree dell'Europa continentale e nella porzione del continente asiatico a clima più temperato. Altre sottospecie abitano poi le restanti parti dell'Asia, l'Oceania, l'Africa e le Americhe.

 

Garzetta -Egretta garzetta
Egretta-garzettaLa Garzetta, nella sottospecie nominale, nidifica nelle porzioni meridionali del continente europeo e asiatico, nell'Africa nord-occidentale – comprese le Isole di Capo Verde – centrale e orientale, fino al lontano Sud Africa. Altri continenti ospitano sottospecie particolari di questo airone, e precisamente l'area delle Filippine – dove nidifica la nigripes – e l'Oceania, patria della Garzetta immaculata . Infine Madagascar e altre piccole isole, dove vive la dimorpha.
Particolarmente elegante nel suo candido piumaggio, la Garzetta si apposta sui cespugli o su altra vegetazione acquatica per lanciarsi sulle prede abilmente individuate nell'acqua bassa, ossia pesci, anfibi e invertebrati acquatici. Planando sullo stagno la Garzetta mette in mostra la notevole apertura alare – che può raggiungere anche il metro in larghezza – mentre il becco aguzzo rappresenta un'arma formidabile non solo per catturare le prede ma anche per trafiggerle e "finirle", prima di ingoiarle.
Il nido viene costruito in colonie poste in prossimità dell'acqua, generalmente su arbusti o anche grandi alberi. Le uova vengono deposte in aprile, e covate da entrambi i sessi per circa tre settimane. In Italia la specie è nidificante migratrice, nonché parzialmente svernante, con alcune migliaia di individui che scelgono la nostra Penisola per trascorrere il lungo inverno, specialmente durante le stagioni
meno rigide. Per il resto, le popolazioni nidificanti principali sono concentrate nel Nord Italia, dal Delta del Po alla Laguna veneta, fino all'alto corso del "Grande Fiume" – e relativi affluenti – tra bassa pianura piemontese e lombarda. La zona risicola tra Lombardia e Piemonte, in particolare, ospita ben il 40% del totale della popolazione nidificante, mentre nel resto d'Italia la Garzetta è meno diffusa, con presenze sparse al centro-sud e in Sardegna.

Cavaliere D'italia- Himantopus himantopus

Himantopus-himantopusElegante in volo, in grado di atterrare leggero, compiendo spettacolari circonvoluzioni in prossimità del terreno. Il Cavaliere d'Italia è anche un grande "camminatore", pure se le lunghe zampe fanno sembrare la sua andatura insicura, in particolare sulla battigia, dove la sabbia lascia il posto al mare o agli acquitrini.
Amplissimo l'areale di nidificazione di questa specie, dall'Asia all'Europa, dall'Africa alle Americhe. Alle nostre latitudini la specie è presente sia come nidificante che, occasionalmente, come svernante: al contingente nidificante, infatti, si aggiunge in estate un limitato quantitativo di individui provenienti dall'Europa centrale, mentre l'Italia è zona di passaggio per tutta una serie di gruppi che scelgono l'Africa subsahariana per trascorrere l'inverno.
Esile e longilineo, il Cavaliere d'Italia può misurare anche 35-40 cm in altezza, grazie alle lunghissime zampe. Si fa notare, poi, il lungo ed affilato becco nero, e nero è anche il dorso, mentre la calotta scura presente sul capo del maschio – sempre più evidente con l'età – è nella femmina del praticamente assente.
Ghiotto di tutti i "prodotti" della palude quali insetti e piccoli invertebrati, ma anche alghe e resti di vegetazione acquatica, il pullo di Cavaliere d'Italia esce dal nido molto presto, poche ore dopo la schiusa. Un'abitudine molto pericolosa per gli individui più giovani, che vengono facilmente predati dal Falco di palude.

Folaga- Fulica atra
Fulica-atraLa Folaga è un uccello acquatico di colore nero: si distingue per una tipica macchia bianca sulla fronte (scudo) che riprende il colore chiaro del becco. Gli occhi sono rossi e le zampe grigio-verdi terminano con lunghe dita lobate, frutto del processo di adattamento agli ambienti acquatici. Raggiunge una lunghezza di circa 38 cm. Maschio e femmina sono piuttosto simili: mentre i maschi sono riconoscibili dalla macchia un po' più grande e raggiungono fino ai 600 grammi di peso, le femmine arrivano a pesare anche 800 grammi.
Le folaghe sono ottime nuotatrici e la specie, a livello globale, è molto diffusa. Vive infatti in Europa centrale e orientale, ma anche dall'Africa settentrionale fino alla Siberia e all'Australia. Sono soprattutto stanziali; solo quelle delle regioni più fredde migrano, in inverno, verso il sud. In Italia, la specie è molto numerosa nei periodi di "doppio passaggio" degli individui in migrazione.
Il suo habitat ideale è rappresentato da stagni calmi, terreni umidi e acque che scorrono lentamente, con molte piante acquatiche e canne palustri. In questi ambienti gli individui possono trovare abbondanza di risorse alimentari, con particolare riguardo a piante e molluschi. In ogni caso la specie è onnivora, e la raccolta del cibo avviene in base alla disponibilità stagionale. Per esempio d'estate le folaghe si cibano tipicamente di canne, alghe, erbe, piante acquatiche e residui organici oltre a piccoli pesci, rane, molluschi, insetti e larve di insetti; d'inverno non disdegnano anche resti di pane e rifiuti.
Sempre nei canneti la specie costruisce il nido, dove depone da 3 a 12 uova, covate per circa 21 giorni. Per il loro carattere vivace le folaghe si scontrano rumorosamente, battibeccando spesso tra loro. I combattimenti non sono una prerogativa del maschio e capita spesso di vedere anche femmine che si affrontano; in ogni caso, le lotte avvengono di regola tra individui dello stesso sesso. In alcune circostanze le folaghe possono anche unirsi contro i predatori, come il Falco di palude e la Volpe: se minacciate, infatti, si spostano rumorosamente tutte assieme, tra mille schizzi d'acqua.

Falco di Palude- Circus aeruginosus
Circus-aeruginosusCapita di scorrerlo in ambienti asciutti, di pianura o di bassa collina. Ma il Falco di palude – come dice il nome – è una specie estremamente legata alle zone umide, specialmente durante la fase riproduttiva. Leggermente più grande e robusto di altre specie "sorelle" – quali l'Albanella reale o minore – un esemplare di Falco di palude può misurare fino a 55 cm in lunghezza, per 4-600 grammi di peso e un'apertura alare che può raggiungere i 125 cm.
Più grande (e pesante) è in genere la femmina, che presenta anche un piumaggio abbastanza differente. Mentre il maschio ha tonalità cromatiche inconfondibili – piume marroni, mantello rossiccio, ali e coda grigio chiaro – la femmina ha un piumaggio più uniforme e con tonalità marrone, e il capo giallo, ben visibile, che si aggiunge a un caratteristico collare di piume facciali comune a entrambi i sessi.
In Italia il Falco di palude è nidificante con importanti popolazioni migratrici e svernanti. Molto irregolare e localizzata la distribuzione della popolazione nidificante, concentrata principalmente nell'Italia settentrionale – basso corso del Po e la regione dei grandi laghi lombardo-piemontesi – con importanti aree di nidificazione anche in Toscana e Sardegna.
La popolazione di Falco di palude cresce d'inverno, in quanto agli esemplari "italiani" si aggiungono gli individui svernanti provenienti dal Nord Europa, principalmente Polonia, Russia europea e Finlandia. Di conseguenza, mentre gli avvistamenti risultano più rari e localizzati dalla primavera all'autunno, la specie è particolarmente diffusa e comune durante il resto dell'anno, mentre considerando le varie sottospecie, il Falco di palude presenta un areale di nificazione amplissimo che va dalla Scandinavia al Nord Africa, fino ad Asia, India e Australia.

Nutria- Myocastor coypus
Myocastor-coypusLa Nutria è un grosso roditore originario del Sud America importato in Europa nel passato come specie d'allevamento per produrre pellicce.
Per le sue abitudini anfibie e la pelliccia bruna viene solitamente confusa con specie come il castoro e la lontra, che però sono ormai estinte nelle nostre lagune. Le sue grandi dimensioni la rendono inoltre ben riconoscibile da tutti gli altri mammiferi presenti in questi ambienti: è infatti lunga 40-60 cm e dotata di una lunga coda cilindrica (30-45 cm), per un peso di 10-15 kg.
L'habitat ideale di questo mammifero è rappresentato da corsi d'acqua con corrente modesta, paludi, zone deltizie ed estuari della bassa pianura e della costa. La Nutria preferisce infatti le acque stagnanti dove si sviluppa una fitta vegetazione ripariale che le garantisce un'adeguata copertura e protezione. La presenza di coltivazioni agrarie (granoturco, barbabietole, riso e ortaggi) costituisce una condizione assai favorevole alla specie, in quanto soddisfa una parte delle sue esigenze alimentari.
La sua attuale diffusione è dovuta alla fuga o al rilascio deliberato dagli allevamenti. Grazie alle sue potenzialità riproduttive e alla capacità di adattamento si è naturalizzata in numerose zone umide dell'Italia.
Attualmente la sua presenza è da considerarsi comune, e talora abbondante, nelle aree del delta del Po e della laguna di Venezia. I problemi determinati dalla crescente presenza della specie, che può raggiungere localmente densità anche molto elevate, sono diversi. Le ampie gallerie scavate da questi animali lungo le rive creano non pochi problemi alla stabilità degli argini, soprattutto in occasione delle ondate di piena.
Inoltre la Nutria può provocare danni economici rilevanti alle coltivazioni agrarie, quali barbabietola da zucchero, granoturco, colture orticole, ecc.
Si è anche ipotizzato che la specie possa rappresentare un rischio di natura igienico-sanitaria in quanto alcuni esemplari sono risultati positivi alla leptospirosi. Piani di contenimento vengono attualmente condotti da alcune amministrazioni provinciali; la complessità del reticolo idrografico costiero da un lato, la forte adattabilità e l'elevato tasso riproduttivo della specie dall'altro, rendono tuttavia difficilissima l'eradicazione di questo grosso roditore.

Anguilla
Anguilla-anguillaL'anguilla europea (Anguilla anguilla) è un pesce appartenente alla famiglia delle Anguillidae che cresce bene in acqua dolce e in acqua di mare. Presenta un corpo molto lungo, a sezione rotonda, serpentiforme. La testa è piccola e la bocca è fornita di robuste mascelle e di piccoli denti acuminati; il dorso e la parte superiore dei fianchi sono di colore scuro, neri o verdastri, il ventre bianco, a volte giallastro. L'anguilla può raggiungere la lunghezza massima di 120 – 130 cm e pesare fino a 2,5 Kg; la femmina di grandi dimensioni prende il nome di capitone. L'anguilla è l'unico pesce allevato di cui non è ancora possibile la riproduzione controllata. L'allevamento ha quindi inizio a partire dallo stadio di ceca o da quello di ragano, l'anguilla selvatica di 5-50 g pescata in ambiente naturale. l ciclo riproduttivo dell'anguilla è estremamente complesso e affascinante e per certi versi misterioso. Pochi sanno, infatti, che tutte le anguille che noi vediamo sono nate nel Mar dei Sargassi, l'unico luogo nel quale sembra avvenga la riproduzione; secondo alcuni ittiologi, la riproduzione delle anguille e la deposizione delle uova potrebbe avvenire anche in alcuni altri mari, fra cui il Mediterraneo, ma attualmente le conoscenze sono piuttosto scarse. 

Gli esemplari che hanno raggiunto la maturità sessuale percorrono migliaia di chilometri per raggiungere il mar dei Sargassi nell'oceano Atlantico dove depongono le uova e muoiono. Le uova fecondate danno origine a tante piccole larve, i leptocefali, che ripercorrono lo stesso viaggio compiuto dalla madre, arrivando in Europa dopo circa 3 anni allo stadio di ceche, dall'aspetto di piccole anguille. Successivamente risalgono i corsi dei fiumi, subendo ulteriori mutazioni, come la pigmentazione della pelle e l'aumento di peso. Nel mar Adriatico la risalita ha luogo nei mesi di febbraio e marzo e porta l'anguilla a colonizzare tutti i principali fiumi e numerosissime acque secondarie. Dopo 9 anni per il maschio e 12 per la femmina, le anguille raggiungono la maturità sessuale e ricomincia quindi il ciclo riproduttivo. Un aspetto preoccupante riguarda la riduzione del quadro distributivo della specie: l'anguilla europea è infatti indicata come una specie a rischio di estinzione.

 

Flora

L'incessante attività di bonifica, ha trasformato le zone paludose e malsante del delta del Po in fertili campi coltivati. Tra le coltivazioni più diffuse troviamo quella del Riso, del pomodoro, della colza e del grano.
Spostandoci verso il mare, possiamo constatare che l'elevata salinità rende difficile la vita della flora nelle valli. Così, la flora delle valli è profondamente diversa da quella dei territori circostanti. Sui fondali fangosi e sabbiosi crescono alghe (Ulva rigida e Valonia) e sui dossi sono diffusi la Salicornia, che in autunno assume la colorazione tipica di rosso intenso, la Salsola, che è commestibile e da cui si ricavava per incenerimento la soda, giunchi marittimi, la quercia, il pino domestico, il faggio, la canna palustre, la Tamerice e il Limonio.

 

Riso
risoLa produzione estensiva ed organizzata del riso si sviluppò solo nel XVI secolo, per opera della famiglia degli Estensi, che riuscirono a sfruttare i terreni acquitrinosi che altrimenti sarebbero rimasti abbandonati. I terreni paludosi e malsani si trasformarono in verdeggianti risaie, dalle quali emergevano sempre più numerosi i "casoni" di canna palustre, le povere abitazioni dei lavoratori delle risaie. Attorno ad essi, nel corso del tempo, si svilupparono piccoli centri abitativi che rispondevano alle necessità sia della produzione del riso, sia delle esigenze della vita dei lavoratori stessi.
Quindi il riso e la sua coltivazione hanno determinato non solo la struttura produttiva del Delta del Po, ma anche quella sociale, territoriale ed urbanistica.. l riso è stato una presenza costante nel paesaggio agrario del Delta del Po, dove si impose come coltura di bonifica per il dilavamento dalla salinità. La natura dei terreni prosciugati divenne un elemento determinante per la destinazione colturale degli stessi. Le zone di più recente formazione necessitavano infatti di lunghi tempi di recupero per acquistare le caratteristiche ottimali per la coltivazione. Questo processo poté essere accelerato proprio con le risaie che consentivano una prima utilizzazione dei terreni salsi e li preparavano alla rotazione colturale.

 

Salicornia
SalicorniaLa Salicornia o Asparago di mare (nome scientifico Arthrocneum glaucum) è una pianta arbustiva perenne originaria del bacino del Mediterraneo ed appartenente alla famiglia delle Chenopodiacee. Si tratta di una pianta caratterizzata da fusti di colore verde glauco in primavera o rossiccio in autunno, che possono raggiungere il metro di altezza. Le foglie sono di piccole dimensioni, somiglianti a squame, mentre i fiori sono riuniti in piccole spighe di scarso valore ornamentale e fanno la propria comparsa dalla tarda primavera fino all'arrivo dei primi freddi autunnali. I frutti sono costituiti da drupe oblunghe di colore scuro.
Solitamente la Salicornia cresce spontanea nelle zone marine o lagunari, su terreni umidi e ghiaiosi. Volendo, però, la si può anche coltivare in ambito domestico, rispettandone le esigenze in fatto di luce, temperatura e fabbisogno idrico. La Salicornia è facile da coltivare e viene impiegata per lo più in cucina, sia come insalata che come verdura bollita.

 

 

 

 

Salsola
SalsolaIl nome botanico è Salsola soda ed è una delle poche specie di salsola comunemente utilizzate in cucina, assieme a Salsola komarovii, molto utilizzata nella cucina giapponese. Ha un sapore pungente e può essere consumata cruda o cotta; il suo sapore particolare l'ha resa famosa in tutto il mondo. Si tratta di una pianta annuale, succulenta, che in Italia si sviluppa anche allo stato selvatico; le piante lasciate indisturbate formano ampi cespugli, tondeggianti, alti fino a 70 cm, con steli carnosi, molto ramificati, verdi o rossastri, che portano piccole foglie lineari; nella parte bassa tendono a divenire legnose o semi legnose. Si tratta di una pianta che si sviluppa in modo particolare nei periodi freschi dell'anno, e quindi da novembre-dicembre, fino a fine primavera. Il caldo estivo tende a far disseccare le piante